- Anna Scavuzzo, Vice Sindaco del Comune di Milano, ha confermato l’interesse dell’Amministrazione verso questo modello d’impresa, al quale guarda sia in termini di trasformazione di alcune società partecipate del Comune (la prima, MM, è diventata Benefit nel 2025), sia in termini di potenziali partnership per il bene comune. La Sfida che lancia alle Benefit è quella di farsi avanti, aperti a progettare insieme al Comune e imparare a conoscerne obiettivi, dinamiche e processi.
- Massimo Ceriotti, responsabile Sviluppo Imprese di Fondazione Sodalitas, ha ricordato come l’evoluzione della Sostenibilità Sociale negli ultimi 3 decenni ha portato le imprese a guardare al tema con un occhio sempre più strategico. In questo senso, le Benefit potrebbero rappresentare un modello di innovazione che punta alla auspicata (e difficile) integrazione tra business e impatto, fin dalla definizione dello Scopo.
- Katia Scannavini, co-direttrice generale di Action Aid, ha aperto un interessante scenario di collaborazioni tra imprese benefit e Terzo Settore, a partire da temi di cruciale rilevanza sociale oggi quali la violenza di genere e disagio giovanile. Ha ricordato come queste problematiche siano tutt’altro che marginali nella gestione delle imprese che sempre più spesso sono il luogo in cui si gioca la partita dell’inclusione.
- Raul Caruso, Professore Ordinario di Politica Economica all’Univeristà Cattolica di Milano – che da molti anni si occupa di Economia di Pace – ha messo l’accento su come la caratteristica peculiare delle società benefit è quella di essere proiettata verso il futuro. Sta quindi nella stessa natura benefit il ruolo cruciale di immaginare futuri possibili e lavorare per costruirli.
- Infine Roberto Randazzo, dalla sua duplice prospettiva di membro del Direttivo di Assobenefit e giurista, ha messo l’accento sulla sfida che il sistema benefit deve accettare in termini di maggiore rigore, per essere un interlocutore credibile e solido in uno scenario normativo, politico e sociale radicalmente trasformato rispetto a dieci anni fa. Oggi quello che si chiede alle benefit è di andare oltre alla dichiarazione di intenti statutaria e fare un significativo passo avanti in termini di capacità di rendicontazione. Questo non solo per serietà, ma anche per ridurre i rischi giuridici potenzialmente connessi alla scelta fatta dai soci.




