- La Sfida identitaria: in uno scenario di sostenibilità molto più maturo e affollato di proposte, rispetto a 10 anni fa, la sopravvivenza stessa della Società Benefit si gioca nella sua capacità di essere (e raccontarsi) come qualcosa di diverso e distintivo: non un modo di essere sostenibili, ma una scelta che riguarda lo scopo stesso dell’impresa. Il fine non è più il semplice scopo di lucro, ma uno scopo di impatto più articolato, incarnato dalle Finalità Specifiche di Beneficio Comune statutarie, intorno al quale si costruisce il modello stesso di business dell’impresa.
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- La Sfida della misurazione: di fronte al crescente rischio di “washing” di varia natura, la dichiarazione statutaria non basta, occorre alzare l’asticella nella valutazione dell’impatto, imparando a raccontare in modo più approfondito il cambiamento effettivamente generato.
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La Sfida di credibilità: ad oggi il reporting delle Società Benefit è inevitabilmente un racconto soggettivo: non esiste uno standard verificabile specifico per la Relazione d’Impatto delle SB, neanche in termini di processo, e questo rende impraticabile qualsiasi forma di revisione di parte terza. Lo sviluppo di linee guida più specifiche -almeno in termini di processo- potrebbe rendere verificabile il report e quindi dare maggiori garanzie agli stakeholder.
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La Sfida dell’ascolto: Il coinvolgimento degli stakeholder, che è citato dalla normativa e potrebbe essere un importante elemento di de-soggettivazione del reporting, dovrebbe forse essere più praticato, sia in ottica rendicontativa che in ottica strategica. Potrebbe, anche solo questo, se ben fatto, rappresentare una forma di “verifica di terza parte”.
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