Coronavirus: l’impegno delle imprese responsabili

Lo sapevamo già, ma la durissima prova di queste settimane sta dimostrando oltre ogni ragionevole dubbio che il nostro piccolo, privilegiato osservatorio sul mondo dell’impresa restituisce l’immagine di un’Italia responsabile, che risponde, che sostiene, che si impegna.

Nei giorni scorsi abbiamo chiesto alle aziende con cui collaboriamo come si sono attivate e quali azioni hanno messo in atto per affrontare l’emergenza e tutelare le proprie persone e la propria comunità. Tutte si sono attrezzate per reagire velocemente alla situazione di emergenza e per rimodulare l’organizzazione del lavoro, cercando – dove possibile – di dare continuità alle attività produttive e di ufficio. La prima conferma è che, nella maggioranza dei casi, la priorità non è andata ai profitti ma alla cura delle persone: innanzitutto la tutela dei lavoratori e delle loro famiglie, garantendo flessibilità, lavoro agile, massimi standard di sicurezza e salubrità degli ambienti (oltre al fatto, non scontato, di cercare di garantire il lavoro in sé).

Fin dall’inizio dell’esplosione dell’epidemia (e in molti casi, con largo anticipo rispetto a uno dei primi decreti del Governo – 11 marzo – che ha imposto la chiusura alle attività che non forniscono servizi essenziali), le aziende hanno promosso lo smart-working tra i dipendenti. North Sails per esempio, che ha la sede principale a Rapallo con oltre 100 persone, ha optato per un’organizzazione del lavoro su 2 turni, con un intervallo di circa 30 minuti tra i primi e i secondi ingressi, durante il quale cucina, bagni e aree comuni sono igienizzati a fondo, grazie ad un servizio di pulizia dedicato. Alessi ha deciso autonomamente di bloccare la produzione per tre settimane e ridurre il più possibile le presenze in ufficio, grazie all’acquisto di nuovi PC distribuiti ai dipendenti. Oltre alla sanificazione quotidiana degli ambienti, ha affisso ovunque cartelloni informativi, distribuito sia nella fabbrica sia negli uffici gel disinfettanti e chiuso la mensa. Entrambe hanno deciso di chiudere i negozi, mantenendo in funzione e potenziando la relazione con i clienti attraverso le attività di customer service, il sito internet e l’e-commerce.

Oltre a questo, PwC Italia ha creato, a partire dal mese di febbraio, un team di prima emergenza per monitorare da vicino lo status dell’epidemia, comprendere i bisogni dei circa 6000 dipendenti, in particolare nelle aree più colpite, e le migliori modalità di protezione delle persone. È stato inoltre istituito un call center medico dedicato ai dipendenti per una prima assistenza telefonica, al fine di non affaticare ulteriormente il sistema sanitario. Ancora Alessi, in modo più informale ma coerente con lo spirito familiare che caratterizza la relazione con i dipendenti, ha aperto una casella e-mail ad hoc per raccogliere le segnalazioni, i dubbi e le paure delle persone, in modo da supportarle e dare risposta in tempo reale.

Un’altra bella storia è quella di Careapt, start up del Gruppo farmaceutico Zambon, che mette a disposizione gratuitamente fino al 12 giugno l’accesso a ParkinsonCare, un servizio di teleassistenza infermieristica specializzata ai pazienti che necessitano di supporto infermieristico e monitoraggio clinico, per limitare i loro accessi alle strutture ospedaliere già in affanno. 

Infine, ma decisamente non meno rilevante, è l’impegno delle imprese in termini di elargizioni liberali e donazioni di beni e servizi.

PwC Italia ha donato 500.000€ a sostegno dei principali ospedali in difficoltà e ha attivato una campagna di crowdfunding tra i dipendenti per supportare la Croce Rossa Italiana. Ha inoltre garantito una serie di servizi professionali pro bono a sostegno delle realtà più colpite. Anche il Gruppo Falck ha donato 500.000€ ad ospedali ed organizzazioni che si occupano di fare ricerca. Alessi ha acquistato 40.000 mascherine per gli ospedali del VCO, impegnandosi a supportare il Fondo Emergenza della Fondazione VCO per recuperarne altre 60.000. Inoltre, raddoppierà la cifra di tutte le donazioni pervenute sul Fondo da parte dei dipendenti dell’azienda.

Leroy Merlin, attraverso i suoi negozi in tutta Italia, si è attivata mettendo a disposizione di Croce Rossa, Protezione Civile, Regioni, ospedali ed enti del terzo settore tutti i prodotti utili per la gestione dell’emergenza: le (poche) mascherine e tute protettive disponibili ma anche stivali, copri scarpe, teli di plastica, sacchi per la spazzatura, visiere, candeggina. Da Torino a Firenze, passando per Milano, Brescia, Bologna e molti altri, ognuno si è sentito chiamato a fare la propria parte. L’azienda ha istituito un fondo dedicato, volto a sostenere i punti vendita nelle attività quotidiane e nelle donazioni di prodotto. Alcuni negozi stanno inoltre promuovendo tra i collaboratori delle raccolte fondi interne.

Alcuni brand hanno scelto di attivare o di partecipare a delle raccolte fondi, coinvolgendo anche il cliente finale: Callipo, per esempio, ha lanciato l’iniziativa “Insieme per una buona causa!” grazie alla quale, fino al 3 aprile, il 50% del ricavato dell’e-commerce è devoluto all’Associazione Valentia che raccoglie fondi per sostenere l’ospedale di Vibo Valentia, dal potenziamento della terapia intensiva all’acquisto di materiale medico e/o sanitario.

Tutte queste imprese, inclusa Goodpoint, dovranno affrontare nei prossimi mesi le conseguenze di una crisi economica senza precedenti. Ma intanto ci siamo, per le nostre persone, per i nostri clienti, per le nostre comunità, consapevoli che non potremo affrontare proprio nulla, se non lo faremo insieme.